Ogni qualvolta inizia e termina una lezione, o la pratica shiatsu, si saluta facendo un gesto e pronunciando la parola “Gashò”.

La grande maggioranza dei praticanti, per lo meno i neofiti però, non né conosce il significato. Il Maestro Minoru Mochizuki così parlò del significato di “Gashò” “ Nessuno sa da chi e da quando sia stata inventata la forma del “Gashò” Forse in India. Ma una cosa è sicura: il “Gashò” esiste da quando esiste l’essere umano sulla Terra. Questa forma a mani giunte, si è sviluppata in tutto il mondo, fra i buddisti, così come fra i cristiani e i mussulmani. Si manifesta in questo modo, con una forma esterna, ciò che il proprio interno sta creando. In India accompagnano a questo gesto delle mani la parola “namastè” che in lingua moderna è una specie di saluto, una specie di “buongiorno”, ma il suo significato originale ha una profondità ben diversa.
Il vero significato di “Gashò” è la salvezza del mondo, della società, di se stessi. In tutte le religioni si afferma che, seguendo alcuni precetti e regole, che si sia consapevoli o no, si giunge pian piano a poter modificare il proprio modo di vita, a cambiare profondamente se stessi. E infatti ogni religione stabilisce dei comandamenti, più o meno diversi per ognuna, disattendendo i quali non è possibile ottenere la salvezza ( questo almeno è ciò che insegnano ai propri credenti ! ). Ma nell’educazione e nella morale non esiste un regolamento stabilito; chi cerca di praticare una qualsivoglia disciplina dallo Yoga allo Shiatsu, sa che non ci sono indicazioni di questo tipo, anche se ognuno si pensa abbia ricevuto una formazione di base sull’etica del comportamento da seguire. Il fine di ogni religione è quello di divulgare le proprie regole fino a riunificate tutti attraverso la loro applicazione e raggiungere così la salvezza del mondo! Pregare un dio esterno a noi, per diventare migliori, guarire da qualche malattia, ottenere una vita migliore: anche questo è chiamato atteggiamento religioso! Ma, nella storia, chi ha veramente sentito il bisogno interiore della salvezza, chi ha potuto essere illuminato, ha sempre rivolto il suo impegno alla comunicazione e all’unione con gli altri, dando vita a gruppi e comunità che potessero essere da modello per illuminare gli uomini sul loro modo di vita, sulla loro esperienza,, cosicché tutti potessero vivere meglio, perché si affermasse un mondo di pace e di gioia.” La forza dimostrata da alcuni popoli è la forza del loro senso religioso di unione, è la forza sviluppata dalla collaborazione e dall’aiuto reciproco. “ Gashò” in se stesso, è religione senza alcuna forma di spiegazione. Un braccio anche se forte, non può resistere da solo, ma è impossibile poter piegare due braccia le cui mani sono giunte. Così, chi è isolato sarà sempre debole finché non si unirà agli altri, sviluppando in questo modo una forza enorme. La forma del triangolo, così come è data dalla posizione delle mani giunte, è la forma che più racchiude in se stessa il senso della potenza fin dalle civiltà più antiche. Ognuno ha una forma di pensiero diversa, e se proviamo ad omogeneizzarla a quella di un altro, diviene debole, così come due braccia che siano attaccate l’una all’altra dal gomito alla mano. Esse, in questo modo perdono ogni potere, annullando l’una la diversa forza dell’altra. Questo significa che solo accettando la diversità degli altri potremo essere in grado di collaborare, ognuno con le sue capacità, moltiplicando le forze. Quando si comincia finalmente a comprendere il significato della collaborazione e ci si unisce l’uno all’altro, ognuno trova la libertà di sviluppare il proprio talento, lasciando che si sviluppi quello degli altri. Non è quindi importante la semplice addizione di numeri per poter parlare di collaborazione. Finché non si è capito il senso profondo di “gashò” la comunicazione è impossibile, rimanendo solo una forma, che non scaturisce da un atteggiamento del cuore. Sappiamo riconoscere colui che ha compreso il vero significato di “gashò” osservando la sua vita e quella che si sviluppa intorno a lui. Egli avrà tanti amici, li aiuterà a migliorare, in qualsiasi situazione, offrirà loro ogni cosa che ritenga possa essere buona. Il senso di “gashò” non è solo da intendere dal punto di vista religioso, ma anche da quello della società laddove un popolo unito è capace di dare vita e stabilità ad uno Stato. Con la stessa forza si è sviluppata la cultura umana. Il genere umano si è evoluto grazie all’aiuto e alla collaborazione reciproca. Attraverso le varie discipline ( Yoga, Shiatsu ecc. ) ci si deve impegnare alla collaborazione, all’unione, all’offerta agli altri e alla società di ciò che è buono, trasmettendo così l’essenza della positività umana. In questo senso “gashò” è il gesto che ci ricorda la natura divina dell’uomo; ci ricorda che la Forza Vitale è Dio.

Con questo gesto auguriamo a noi stessi e agli altri di far evolvere la qualità della nostra anima a somiglianza dell’anima di Dio.

Ogni qualvolta inizia e termina una lezione, o la pratica shiatsu, si saluta facendo un gesto e pronunciando la parola “Gashò”.

La grande maggioranza dei praticanti, per lo meno i neofiti però, non né conosce il significato. Il Maestro Minoru Mochizuki così parlò del significato di “Gashò” “ Nessuno sa da chi e da quando sia stata inventata la forma del “Gashò” Forse in India. Ma una cosa è sicura: il “Gashò” esiste da quando esiste l’essere umano sulla Terra. Questa forma a mani giunte, si è sviluppata in tutto il mondo, fra i buddisti, così come fra i cristiani e i mussulmani. Si manifesta in questo modo, con una forma esterna, ciò che il proprio interno sta creando. In India accompagnano a questo gesto delle mani la parola “namastè” che in lingua moderna è una specie di saluto, una specie di “buongiorno”, ma il suo significato originale ha una profondità ben diversa.
Il vero significato di “Gashò” è la salvezza del mondo, della società, di se stessi. In tutte le religioni si afferma che, seguendo alcuni precetti e regole, che si sia consapevoli o no, si giunge pian piano a poter modificare il proprio modo di vita, a cambiare profondamente se stessi. E infatti ogni religione stabilisce dei comandamenti, più o meno diversi per ognuna, disattendendo i quali non è possibile ottenere la salvezza ( questo almeno è ciò che insegnano ai propri credenti ! ). Ma nell’educazione e nella morale non esiste un regolamento stabilito; chi cerca di praticare una qualsivoglia disciplina dallo Yoga allo Shiatsu, sa che non ci sono indicazioni di questo tipo, anche se ognuno si pensa abbia ricevuto una formazione di base sull’etica del comportamento da seguire. Il fine di ogni religione è quello di divulgare le proprie regole fino a riunificate tutti attraverso la loro applicazione e raggiungere così la salvezza del mondo! Pregare un dio esterno a noi, per diventare migliori, guarire da qualche malattia, ottenere una vita migliore: anche questo è chiamato atteggiamento religioso! Ma, nella storia, chi ha veramente sentito il bisogno interiore della salvezza, chi ha potuto essere illuminato, ha sempre rivolto il suo impegno alla comunicazione e all’unione con gli altri, dando vita a gruppi e comunità che potessero essere da modello per illuminare gli uomini sul loro modo di vita, sulla loro esperienza,, cosicché tutti potessero vivere meglio, perché si affermasse un mondo di pace e di gioia.” La forza dimostrata da alcuni popoli è la forza del loro senso religioso di unione, è la forza sviluppata dalla collaborazione e dall’aiuto reciproco. “ Gashò” in se stesso, è religione senza alcuna forma di spiegazione. Un braccio anche se forte, non può resistere da solo, ma è impossibile poter piegare due braccia le cui mani sono giunte. Così, chi è isolato sarà sempre debole finché non si unirà agli altri, sviluppando in questo modo una forza enorme. La forma del triangolo, così come è data dalla posizione delle mani giunte, è la forma che più racchiude in se stessa il senso della potenza fin dalle civiltà più antiche. Ognuno ha una forma di pensiero diversa, e se proviamo ad omogeneizzarla a quella di un altro, diviene debole, così come due braccia che siano attaccate l’una all’altra dal gomito alla mano. Esse, in questo modo perdono ogni potere, annullando l’una la diversa forza dell’altra. Questo significa che solo accettando la diversità degli altri potremo essere in grado di collaborare, ognuno con le sue capacità, moltiplicando le forze. Quando si comincia finalmente a comprendere il significato della collaborazione e ci si unisce l’uno all’altro, ognuno trova la libertà di sviluppare il proprio talento, lasciando che si sviluppi quello degli altri. Non è quindi importante la semplice addizione di numeri per poter parlare di collaborazione. Finché non si è capito il senso profondo di “gashò” la comunicazione è impossibile, rimanendo solo una forma, che non scaturisce da un atteggiamento del cuore. Sappiamo riconoscere colui che ha compreso il vero significato di “gashò” osservando la sua vita e quella che si sviluppa intorno a lui. Egli avrà tanti amici, li aiuterà a migliorare, in qualsiasi situazione, offrirà loro ogni cosa che ritenga possa essere buona. Il senso di “gashò” non è solo da intendere dal punto di vista religioso, ma anche da quello della società laddove un popolo unito è capace di dare vita e stabilità ad uno Stato. Con la stessa forza si è sviluppata la cultura umana. Il genere umano si è evoluto grazie all’aiuto e alla collaborazione reciproca. Attraverso le varie discipline ( Yoga, Shiatsu ecc. ) ci si deve impegnare alla collaborazione, all’unione, all’offerta agli altri e alla società di ciò che è buono, trasmettendo così l’essenza della positività umana. In questo senso “gashò” è il gesto che ci ricorda la natura divina dell’uomo; ci ricorda che la Forza Vitale è Dio.

Con questo gesto auguriamo a noi stessi e agli altri di far evolvere la qualità della nostra anima a somiglianza dell’anima di Dio.